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venerdรฌ 28 Febbraio 2025

โ€œAlla Rai serve cultura popolare. Basta eliteโ€

Cโ€™รจ stato un tempo in cui il televisore e la radio costituivano una sorta di totem nelle case degli italiani. Erano strumenti in grado di radunare le famiglie, di creare ritualitร , di fare cultura e formare coscienze. Ora non รจ piรน cosรฌ. I tempi sono cambiati. Lo scollamento del popolo con il tubo catodico รจ stato un processo lento e radicale. Ma รจ anche irreversibile? In Terris ne ha parlato con il prof. Marco Guzzi, poeta e filosofo, anima insieme allโ€™on. Dalila Nesci (M5s) dei seminari a Montecitorio โ€œParole Guerriereโ€, per riflettere su come cambia lโ€™informazione. Guzzi ha lavorato a RadioRai dal 1985 al 1999 come conduttore di trasmissioni di grande successo. E proprio la Rai โ€“ spiega โ€“ ha il compito di โ€œinterpretare e accompagnare il grande cambiamento in attoโ€ nella societร .

Prof. Guzzi, che cambiamento รจ quello in atto?
โ€œ
รˆ un cambiamento immenso, di portata addirittura antropologica. Cโ€™รจ come un ridisegnare i lineamenti millenari che lโ€™umanitร  si รจ data. Sono in discussione i concetti portanti, che sembrerebbero scontati: si pensi solo che cโ€™รจ oggi un dibattito su cosโ€™รจ maschio e cosโ€™รจ femmina. Ma si assiste anche a un travaglio rigenerativo radicale dellโ€™intero sistema democratico. Non ne รจ esente la religione, con le Chiese che vedono allontanarsi i fedeli dalle ritualitร  tradizionali. Come tutti i grandi sconvolgimenti, anche questo vive delle fasi caotiche, di smarrimento per la perdita di riferimenti. Sono fiducioso in ciรฒ che sta avvenendo ma, come diceva Goethe, prima di arrivare a un cambiamento evolutivo ci sono anche degli sviluppi abortiviโ€.

Questa realtร  come influisce sui media?
โ€œI media sono uno dei luoghi di questo cambiamento. Cโ€™รจ unโ€™esplosione della telematica, delle tecnologie, una sorta di โ€˜comunicomaniaโ€™, come la definiva James Hillman, ossia una mania di comunicazione che perรฒ talvolta perde il senso, si finisce per comunicare soltanto impulsi primari. La rete, i social network sono come un martello, che puรฒ essere usato per appendere un quadro o per darlo in testa al prossimo. Ecco, io credo che oggi questi strumenti telematici vengano preminentemente usati per โ€˜ammazzareโ€™ piuttosto che per comunicare. Per questo รจ necessario un immenso lavoro culturale per dare contenuti evolutivi agli strumenti della comunicazione che di per sรฉ sono neutrali.โ€

A suo avviso come si pone la Rai di fronte a questo cambiamento?
โ€œรˆ una questione annosa, che dura ormai da decenni. Almeno a partire dagli anni โ€˜80 la Rai รจ andata omologandosi alle tv e alle radio commerciali e private, fino a dar l'impressione di aver perso quel carattere di servizio pubblico che invece connota la Rai come enorme luogo di cultura nazionaleโ€.

Avverte che qualche piccolo passo di cambiamento stia avvenendo da quando si รจ insediato Marcello Foa alla presidenza?
โ€œNel corso dellโ€™ultimo seminario โ€˜Parole guerriereโ€™ ho cercato di sollecitare con una certa forza sia Foa sia lโ€™Ad Fabrizio Salini ad operare dei cambiamenti seri, anche se graduali perchรฉ so bene quanto รจ complessa lโ€™organizzazione della Rai. Sinceramente ancora non vedo molto di diverso: predominano programmi analoghi a quelli delle tv commerciali, prevale il criterio dellโ€™audience e quindi della pubblicitร , molte trasmissioni sono caratterizzate da battibecchi, intrise di velenoโ€.

Non crede sia difficile assumere un ruolo pedagogico in un contesto storico come lโ€™attuale, dove crollano le certezze antropologiche e regna il relativismo etico?
โ€œรˆ certamente difficile, ma รจ possibile. Ho condotto dal 1985 al 1999 alcune delle maggiori trasmissioni di RadioRai, in particolare il 3131 che probabilmente รจ stata la trasmissione radiofonica che ha inaugurato la storia dellโ€™interazione tra pubblico e conduttore attraverso le dirette telefoniche. In queste oltre mille ore di dialogo, ho fatto un lavoro intenso di elaborazione delle idee con un linguaggio popolare. E abbiamo avuto enormi riscontri: nel 1995, quando chiusero 3131, avevamo 800mila ascoltatori la mattina alle 10.30. Questa esperienza dimostra che il ruolo pedagogico non deve essere impositivo, ma deve avere un senso socratico, maieutico: bisogna aiutare le persone a pensare liberamente. Ancora oggi girando per lโ€™Italia in molti mi ringraziano per ciรฒ che hanno ricevuto in quegli anni di radio. Cโ€™รจ poi unโ€™altra esperienza in tal senso, quella che ho avviato ventโ€™anni fa dei gruppi di liberazione interiore โ€˜Darsi paceโ€™, dove svolgiamo un lavoro sia di insegnamento diretto che attraverso la rete: ebbene, riscontriamo un interesse sempre crescente. Le persone hanno un bisogno straziante di parole, di conoscenza, di cultura popolare, e sottolineo popolare, non parlo di qualcosa di accademico ed elitario. Del resto le elite culturali degli ultimi trentโ€™anni hanno tradito il popolo, difendendo un sistema economico neo-liberista e un pensiero unico, hanno fatto carriera abbandonando il popolo alla pubblicitร  e al mercato divinizzato. Solo Pasolini ha gridato al massacro antropologico, alla devastazione della terra e dei cuori. Oggi cโ€™รจ bisogno di riannodare i fili con quella protestaโ€.

In una tv in cui la pubblicitร  svolge un ruolo economico determinante, ritiene realistico per la Rai abbandonare il criterio dellโ€™audience?
โ€œSono assolutamente di questo avviso. Credo che bisognerebbe seriamente interrogare lโ€™opinione pubblica se la pubblicitร  ci debba essere nei canali tv del servizio pubblico. E da questo deriva unโ€™altra riflessione, su cosa sia servizio pubblico. Ad esempio, un varietร  รจ servizio pubblico?โ€.

Secondo lei?
โ€œNon lo so, vorrei perรฒ che ci fosse un dibattito pubblico su questo. รˆ chiaro che se la Rai vuole essere alla stregua di unโ€™emittente commerciale, vuole offrire programmi tv i cui conduttori vengono lautamente pagati, ha dei costi talmente elevati per cui diventa necessario ficcarci dentro minuti e minuti di pubblicitร โ€.

Auditel ha annunciato che entro aprile diffonderร  i dati degli ascolti rilevati non solo dalle tv tradizionali, ma anche da tablet, cellulari, etc. Cโ€™รจ da aspettarsi uno sconvolgimento rispetto ad oggi?
โ€œCโ€™รจ giร  stato. La rete รจ giร  una delle fonti fondamentali dei cambiamenti anche politici che si sono susseguiti in questi anni. Non voglio valutare se siano positivi o negativi, ma senza dubbio sia Obama che Trump hanno vinto le elezioni usando molto bene i social, cosรฌ come attraverso le piattaforme virtuali si sono alimentate le pur discutibili โ€˜primavere arabeโ€™. Ciรฒ avviene anche in Italia, dove i cittadini hanno imparato ad informarsi non solo sui grandi giornali e sui canali tv, che hanno perso la loro capacitร  di influenzamento politico: la gente non crede piรน loro, preferisce verificare le notizie in rete. Il fenomeno del M5s รจ emblematico di un movimento che nasce sulla rete e che, malgrado sia stato contrastato da tutti i media mainstream, รจ riuscito a riscuotere enorme successo. Ma la rete da sola non basta: se i 5Stelle non avessero avuto Beppe Grillo in piazza, non avrebbe avuto la forza di raccogliere undici milioni di voti. Questโ€™esperienza politica insegna che รจ necessario un pensiero da elaborare che dia contenuti ed orientamenti allโ€™idea di cambiamento. Un ruolo che il servizio pubblico dovrebbe far proprioโ€.

Karl Popper proponeva una regolamentazione dellโ€™informazione tv per evitare che contenuti diseducativi influenzassero le giovani generazioni. Oggi che le nuove tecnologie hanno reso ancora piรน pervasiva la diffusione dei contenuti, una simile proposta sarebbe realizzabile e, a suo avviso, auspicabile?
โ€œรˆ di difficile realizzazione ed รจ anche pericolosa. Intanto รจ difficile stabilire cosโ€™รจ diseducativo, i criteri potrebbero cambiare con le onde politiche e trasformarsi in forme di censura da minculpop. Ciรฒ che va fatto รจ un processo serio di cambiamento culturale che oggi non cโ€™รจ. Vanno proposte โ€“ nelle scuole, nelle universitร  โ€“ idee che diano speranza, che entusiasmino. Se ai giovani comunichiamo che il mondo รจ fatto di pubblicitร , corruzione e materialismo, cosa possiamo auspicare che questi ragazzi facciano? Cito ancora Pasolini: la droga รจ un surrogato della cultura. Se non diamo loro cultura, i ragazzi si drogano in vario modo, anche stando davanti allo schermo, magari per vedere il porno. E torno quindi sul ruolo pedagogico della Rai: deve coinvolgere il popolo, deve vincere la bruttezza non censurandola, ma con la fascinazione della bellezza. Gli attuali dirigenti della Rai devono trovare anche conduttori nuovi, con idee nuove, altrimenti rimarremo in questa situazioneโ€.

Un suo ritorno in Rai รจ possibile?
โ€œHo detto al presidente Foa che sarei disposto a collaborare a un programma tv nuovo, lโ€™ho chiamato un โ€˜programma pirataโ€™, che critichi lโ€™intero sistema informativo. Una democrazia se lo puรฒ permettere, perchรฉ non ha paura della critica. Una simile proposta sarebbe accolta con molto piacere dal pubblico. Certo, un simile programma richiede da parte dei dirigenti lo spirito di cambiamento che ho descritto finora, altrimenti non si va da nessuna parteโ€.

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