Sos Congo. In una nota inviata all’agenzia missionaria vaticana Fides una fonte della Chiesa locale descrive la situazione della città a una settimana dalla sua conquista. “Ringraziamo di essere vivi”. È il sentimento prevalente a Bukavu, il capoluogo del Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, conquistato dall’M23. Il sentimento di riconoscenza dopo lo scampato pericolo si percepisce nell’assemblea. Solo pochi giorni fa i nuovi occupanti entravano in città, preceduti da giorni di disordini. E nel loro rimettere ordine avevano aumentato il numero dei morti: in due giorni la Croce rossa ne ha contati ventisei. Testimonia una fedele nel corso di una celebrazione in chiesa: “Ascoltando i canti, vedendo il battito di mani e la danza, penso che è questa la resilienza di questo popolo. La sua tenace fede in Dio, la sua capacità di dire grazie per il positivo senza addossargli il negativo. Sanno bene che dipende dalla responsabilità umana”.
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Emergenza Congo
La città di Bukavu è ancora senza capi. Fuggiti quelli di prima, non ancora nominati quelli di adesso. Le strade sono senza poliziotti. 2.200 di loro sono stati inviati a Goma per una formazione e riceveranno le divise nuove del nuovo ordine. Di soldati dell’esercito nazionale, non se ne parli. Sono fuggiti a creare disordine nella sottostante Piana di Ruzizi e a Uvira. Là la resistenza locale, espressa dagli Wazalendo, è forte e non sarà facile occupare le località. Riferisce Fides: “Per adesso, malgrado le diverse voci, sembra che gli M23 siano solo a Kamanyola, o forse neanche là. Intanto una buona parte della popolazione della Piana è fuggita nei giorni scorsi in Burundi, molti attraversando l’ampio fiume Ruzizi. E chi conterà i bambini portati via dalle acque?”. L’invito a tutti a Bukavu è a riprendere il lavoro. In questi giorni le scuole almeno di base dovrebbero riprendere, ma chi pagherà i salari delle scuole pubbliche e convenzionate, se si dice che Kinshasa non ha più niente a che fare con queste province? A Kinshasa la paura fa fare follie. Come arrestare giovani semplicemente perché parlano swahili, la lingua dell’est, accusandoli di essere complici dei ruandesi. Urge una parola autorevole che si levi a ridare loro libertà e sicurezza e orientare la popolazione.