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giovedรฌ 27 Febbraio 2025

Una riforma che premia il potere

Il Presidente del Consiglio afferma, in ogni occasione di confronto, che egli non ha toccato i poteri che giร  gli spettano ai sensi della vigente Costituzione. Eโ€™ vero. Ma bisogna aggiungere che con la riforma verrebbero modificati tutti i โ€œcontrappesiโ€ allโ€™Esecutivo che la vigente Carta ha previsto. Verrebbero cioรจ diminuite le potestร  e il valore โ€œrappresentativoโ€ del Parlamento, mentre i capilista candidati alla Camera dei deputati sarebbero direttamente nominati dai partiti; verrebbe sminuito il prestigio del Presidente della Repubblica, che, dopo la settima votazione, essendo la maggioranza di 466 deputati, sarebbe essere eletto anche solo da 220 deputati; si inciderebbe negativamente sulla formazione della Corte costituzionale, due giudici della quale sarebbero eletti dal Senato, e cioรจ da consiglieri regionali o sindaci, (probabili giudici essi stessi) e cosรฌ via dicendo.

Quanto al Senato, basta leggere il testo della riforma per capire in quale rischiamo di precipitare. La โ€œrappresentanza popolareโ€ verrebbe completamente abolita, poichรฉ i Senatori sarebbero tutti โ€œnominatiโ€. Il bacino di persone tra le quali verrebbero scelti, รจ costituito, come si รจ detto, da consiglieri regionali e sindaci il cui โ€œprofilo professionaleโ€, per cosรฌ dire, รจ lโ€™opposto di quello che immagina la generalitร  dei cittadini per la figura del โ€œSenatoreโ€. La scelta di questi, peraltro, si presterebbe a trattative di ogni tipo e ingenererebbe dubbi sulla opportunitร  dei criteri utilizzati. E le critiche, lo si creda, potrebbero continuare allโ€™infinito.

Infine la implicita riforma dellโ€™art. 138 รจ il cavallo di Troia per mezzo del quale diventerebbe facile la modifica anche altre parti della Costituzione, compresa la prima, riguardante i diritti fondamentali del cittadino (quello alla salute, al lavoro, allโ€™istruzione, allโ€™ambiente ecc). Infatti, una volta stabilito che non ci sono piรน due due rami del Parlamento di pari rango, ma una Camera dei deputati e un Senato, la cui formazione non garantisce la presenza in quellโ€™Organo di soggetti effettivamente dotati delle caratteristiche professionali proprie del Senatore, e una volta deciso che, con lโ€™attuale legge elettorale, puรฒ ottenere la maggioranza alla Camera dei deputati, a seguito di ballottaggio, anche il 20 o 25 per cento dei votanti (il che equivale al 12 per cento circa degli aventi diritto), ne conseguirebbe che, con il favore di una minima schiera di elettori, il Governo potrebbe proporre e ottenere dal Parlamento la modifica dellโ€™intera Carta costituzionale.

Sino al voto del 4 dicembre Interris.it, senza prendere una posizione, ospiterร  i sostenitori del โ€œSรฌโ€ e del โ€œNoโ€ al referendum, per consentire ai lettori di farsi liberamente una propria opinione a riguardo

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