Welfare e inclusione lavorativa, il panorama lombardo

A più di due lustri di distanza dall'approvazione della legge 68/99, che ha introdotto il concetto di collocamento mirato, Interris.it ha analizzato la situazione dell'inclusione lavorativa delle persone con disabilità in Lombardia insieme a Enzo Mesagna, Segretario Regionale della Cisl Lombardia con delega al lavoro

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La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009, nell’articolo 27 dedicato a lavoro e occupazione, viene sancito il diritto delle persone con disabilità al lavoro, includendo in ciò l’opportunità di mantenersi attraverso la propria attività lavorativa e la libertà di scelta all’interno di un ambiente lavorativo inclusivo ed accessibile. In Italia però, ad oggi, secondo gli ultimi dati diffusi, su una popolazione di circa tre milioni di persone con gravi limitazioni, solo il 32,5%, nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 64 anni, risulta occupata contro il 58,9% delle persone senza limitazioni.

La situazione in Lombardia

In Lombardia, a venticinque anni dall’approvazione della legge 68/99, la normativa più importante che sancisce i principi del cosiddetto “collocamento mirato”, circa 44mila i disabili iscritti alle liste di collocamento e ancora in attesa di un impiego. Interris.it, in merito alla situazione su questo versante, ha intervistato Enzo Mesagna, Segretario Regionale della Cisl Lombardia con delega al lavoro.

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L’intervista

Segretario Mesagna, l’inclusione lavorativa delle persone con fragilità è uno dei principali indicatori l’avanzamento sociale del mondo del lavoro. Qual è la situazione su questo versante in Lombardia?

“Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli passi avanti. Da quando è stata superata la legge sul collocamento obbligatorio con l’introduzione della legge 68/99 è cambiato l’approccio in materia. Non c’è più il concetto di obbligatorietà ma, al contrario, si punta a ragionare sulla persona giusta nel posto giusto e, per questo, si parla proprio di collocamento mirato. Ad oggi però, a venticinque anni di distanza dall’introduzione della legge 68, ci sono ancora circa quarantamila persone con disabilità iscritte alle apposite liste e, tale cifra, è molto rilevante, in quanto ci restituisce una fatica del sistema nel dare una risposta al loro bisogno di trovare un lavoro. Quest’ultimo ha un’importanza fondamentale ed è necessario dare vita ad un modello in grado di trovare le soluzioni necessarie.”

Nell’ambito della pianificazione strategica concreta per favorire l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, cosa chiede Cisl Lombardia alle istituzioni competenti?

“C’è bisogno di fare qualcosa in più sul versante dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. La modalità più giusta implica un approccio a questo tema con una visione a 360 gradi. Non si deve parlare solamente del momento dell’inserimento lavorativo, ma attuare una presa in carico in grado di partire dalla fase scolastica. Ciò si può fare attraverso l’introduzione di nuove figure che possano accompagnare e far crescere le persone con disabilità, sin dalla didattica. Chiaramente, quello descritto, sarà un processo lungo, composto da diverse tappe: il lavoratore con fragilità non deve essere abbandonato a sé stesso, ma serve una apposita rete in grado di fornire un supporto, sia al lavoratore che all’azienda, al fine di creare le migliori condizioni possibili di accoglienza. Va cambiato l’approccio e deve essere messa in campo una visione inedita su questo tema.”