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“In pandemia errori e ingiustizie nell’Ue”. Intervista al politologo Castellani (Luiss)

A lanciare a Interris.it l’allarme per la tenuta dell’Unione Europea in pandemia e l’allargamento delle ingiustizie sociali è il politologo Lorenzo Castellani. Spiega il docente in Storia delle Istituzioni Politiche all’università Luiss di Roma: “L’Unione Europea non controlla una filiera intera per la produzione di vaccini. Almeno per ora. Dipende pertanto da case farmaceutiche extra-continentali. Che hanno siglato accordi più vantaggiosi con i paesi di origine (Astrazenca-Regno Unito). Oppure subiscono politiche protezionistiche (i vaccini americani)”.

Vaccini anti Covid nel mondo

Sos ingiustizie sociali

Il politologo Lorenzo Castellani insegna all’ateneo della Confindustria. E fa parte del comitato editoriale di “Liberilibri”. Ha recentemente pubblicato “L’ingranaggio del potere”. In precedenza aveva suscitato grande interesse “Il potere vuoto”, saggio sullo svuotamento delle democrazie sotto assedio del tecnopopulismo, cioè della tecnocrazia e del populismo.Professore, quali lacune ha evidenziato la pandemia nella costruzione europea?

“In primis c’è stato un deficit di coordinamento politico. Rispetto alle misure di contrasto alla pandemia. Gli Stati sono andati in ordine sparso. Talvolta anche al loro interno. Con importanti differenze regionali. Un deficit che si è ripresentato anche quando è iniziata la campagna vaccinale”.In che modo?

“Per vaccinare la popolazione molti paesi si stanno attrezzando da soli. Guardando, ad esempio, al vaccino russo. In secondo luogo, c’è stato un eccesso di burocratismo. Sia nelle procedure di approvazione dei vaccini. Sia nel modo con cui sono state condotte le negoziazioni con le case farmaceutiche. Un processo che segnala anche la debolezza politica dell’Europa ad agire come soggetto unico. In terzo luogo, c’è il problema più grave. Che è quello industriale”.Perché? 

“Il grande problema dei vaccini in Europa è la spia che il vecchio continente è oramai indietro rispetto alle altre grandi potenze. Come vivacità industriale. Capacità di ricerca. Innovazione. Gli Stati europei sono piccoli. Con capacità di spesa limitata. Con età media avanzata. E pesanti sistemi burocratici. Una configurazione poco ideale per affrontare una grave emergenza globale”.Perché i paesi extra-Ue come Israele, Regno Unito, Usa marciano speditamente nelle vaccinazioni e le nazioni europee no?

“Israele gode di una posizione geografica e strategica privilegiata. Dunque riceve grande sostegno dall’alleato americano. Anche sul piano della fornitura vaccinale. Inoltre è un paese che vive nell’emergenza. E dunque ha grande capacità organizzativa. Che deriva dalla tradizione militare. E dal senso della comunità. Il loro risultato nella campagna vaccinale è stato impressionante. Regno Unito e Stati Uniti sono produttori di vaccini. E anche essi sono paesi manageriali. Abituati a dare la precedenza all’organizzazione. Invece che ai cavilli burocratici e legali”.

Il premier britannico Boris Johnson

Come si sono mossi?

“Regno Unito e Usa hanno  investito più dei paesi europei nella ricerca scientifica. E non si sono fatti scrupoli nel salvaguardare la produzione dei vaccini con misure protezionistiche. Per battere la pandemia servono ricerca. Industria. Controllo dei mercati. Organizzazione pubblica.Il premier Mario Draghi ha detto al Senato che l’Unione Europea deve recuperare credibilità. Cosa deve fare Bruxelles per rimediare a ritardi e burocratismi?

“Deve negoziare ancora con Stati Uniti e Regno Unito, e con le loro case farmaceutiche, degli accordi migliori per la fornitura di vaccini. Magari offrendo una contropartita sul piano geopolitico. Deve inoltre accelerare nell’approvazione e produzione dei vaccini intra-europei. E i paesi membri dell’Ue devono dispiegare una organizzazione pubblica in grado di vaccinare il doppio o il triplo delle persone in una singola giornata. Sei mesi di ritardo nell’uscire dalla pandemia significa anni di ritardo sul piano economico. E gravi disagi sociali”.Dal punto di vista socio-sanitario quali prospettive strategiche ha ora davanti l’Italia all’interno dell’Ue?

“Non molte nel breve periodo. Credo serviranno ancora molti mesi per avere un vaccino italiano. E la performance del nostro sistema sanitario ha mostrato parecchie debolezze. Certo ci sono anche delle punte di eccellenza. Che possono anche attirare investimenti esteri e pazienti. Fondamentale è investire in ricerca e sviluppo. Cercando collaborazione tra investimento pubblico e aziende private. Proprio come è stato fatto nel mondo anglosassone”.

Giacomo Galeazzi

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