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Bambine e ragazze, una giornata per riflettere: “Troppi diritti violati”

Spesso si ritiene che una giornata a tema non sia altro che un momento di riflessione condiviso, basato magari sulla percezione collettiva su un tema di interesse comune. In realtà, spesso, ricorrenze simili costituiscono una fase di analisi, di valutazione, utile per tirare le somme su progetti di indagine e approfondimento scaglionati nel corso di un intero anno. Questo, chiaramente, senza nulla togliere alla natura riflessiva che, di per sé, accompagna la convenzione delle giornate internazionali dedicate a temi specifici. Tuttavia, mai come nel caso dell’11 ottobre, Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, i due aspetti coincidono: da un lato, la calendarizzazione del tema aiuta a comprendere meglio fenomeni che, anche nel mondo globalizzato e di accessi facili all’informazione, tendono a manifestarsi con una certa frequenza; dall’altro, dà modo a realtà attive nella tutela dei diritti fondamentali di mostrare come, tutt’oggi, le violazioni siano all’ordine del giorno. Anche in Paesi dove, apparentemente, il rispetto della libertà individuale e dei suddetti diritti è alla base della società.

TdH: “Aumentano i reati contro le minori”

In questo senso, nemmeno l’Italia fa eccezione. Basti pensare che, secondo quanto emerso dal rapporto InDifesa 2024 di Terre des Hommes, i reati sui minori nel nostro Paese hanno toccato quota 7 mila nel 2023, per una media di ben 19 al giorno. Un dato estremamente preoccupante, se raffrontato al 34% in meno riscontrato appena un decennio fa. Con un abisso pari all’89% in meno con i dati del 2006. All’aumento, spiega l’associazione, hanno contribuito pesantemente i maltrattamenti in famiglia, oltre che gli sviluppi dati da contesti di conflitto armato. Entrambe situazioni che, negli ultimi anni, hanno conosciuto una forte espansione in diversi Paesi. Per quel che concerne l’Italia, tuttavia, i numeri parlano piuttosto chiaro: “Bambine e ragazze – spiega il team di ricerca – sono ancora la maggioranza tra le vittime di reati a danno di minori. Gli indicatori relativi al lavoro, alla presenza di NEET, allo studio delle discipline STEM e alla partecipazione pubblica delle donne non migliorano. Il nostro Paese è sceso dal 79° all’87° posto nel 2024 per quanto riguarda l’uguaglianza di genere”.

Bambine e ragazze nella società

Un aspetto, quello della partecipazione alla vita pubblica, che avvicina l’Italia ad altri Paesi dove storicamente, con molta più frequenza, i diritti basilari vengono messi in discussione, se non addirittura violati. “Oltre 3,1 miliardi di bambine, ragazze e donne vivono in Paesi dove i loro diritti non sono garantiti. L’esempio più drammatico è l’Afghanistan dove oggi alle donne è vietato persino parlare in pubblico, ma non è un caso isolato”. Molto dipende dal contesto sociale nel quale bambine e ragazze crescono, chiaro, ma anche dalle contromisure messe in atto per contrastare il fenomeno, a cominciare da un corretto accesso all’istruzione: “Se per molte ragazze è difficile o impossibile completare il percorso scolastico a causa di matrimoni o gravidanze precoci, povertà e conflitti, per molte altre l’abbandono degli studi si accompagna anche alla rinuncia di cercare un lavoro e quindi di aspirare all’indipendenza economica ed esaudire le proprie aspirazioni professionali”. Qualcosa alla quale il nostro Paese non è estraneo: “Le ragazze e le giovani donne dai 15 ai 34 anni sono più svantaggiate rispetto ai loro coetanei maschi a prescindere dal titolo di studio: gli ultimi dati Istat10 disponibili evidenziano che sono Neet il 24% delle ragazze e delle donne con la licenza elementare o con un diploma”.

Superare il gap di genere

A ogni modo, non è solo questione di diritti da garantire. Molto spesso, infatti, la natura delle violazioni si riscontra nei comportamenti specifici piuttosto che negli atteggiamenti sociali. Non è un caso che, secondo InDifesa, a essere colpite maggiormente dai reati a danno dei minori siano proprio bambine e ragazze (61% dei casi), con un contributo drammatico da parte dei crimini sessuali (89% violenza sessuale, 85% violenza sessuale aggravata). “La violenza di genere all’interno di una relazione si manifesta presto: secondo un recente studio pubblicato su The Lancet tra le adolescenti (15-19 anni) impegnate in una relazione quasi una su quattro ha subito violenza fisica e/o sessuale da parte del proprio partner o marito almeno una volta nella vita. Mentre il 16% ha subito
violenza nel corso dei 12 mesi precedenti”. Un quadro che, chiaramente, necessita di provvedimenti specifici tanto quanto di una presa di coscienza. Qualcosa che sarà però fine a sé stesso se non si sceglierà di “investire sufficienti risorse nel superamento del gap di genere”.

Damiano Mattana

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