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SENTENZA STORICA IN CINA: NIENTE CONDANNA A MORTE PER UNA UXORICIDA

In Cina nel 2010 Li Yan veniva condannata a morte per l’omicidio del marito dopo anni di abusi. La donna ha ottenuto una “sospensione” di due anni dell’esecuzione, che potrebbe in seguito essere commutata in un ergastolo con la possibilità della libertà condizionale.

La sentenza è stata pronunciata dalla Corte Intermedia del Popolo di Ziyang, nella provincia sud-occidentale cinese del Sichuan e diventa così il simbolo della lotta alla violenza domestica. “La sospensione per Yan – ha dichiarato William Nee, ricercatore di Amnesty International – potrebbe rivelarsi un verdetto storico, con il suo caso, la più alta Corte della Cina ha mandato un chiaro messaggio ai giudici affermando che la violenza domestica non deve essere ignorata”.

Anche l’avvocato della donna ha parlato di “verdetto epocale” per la revisione della pena. Più critico invece, l’approccio della Delegazione dell’Unione Europea in Cina, che si dice “profondamente preoccupata” per la sentenza e “incoraggia il Paese Asiatico a migliorare l’impianto legale per combattere la violenza domestica e assicurare la protezione dei diritti delle donne”. Il sistema giudiziario della Cina sta vivendo un processo di riforma iniziato nell’ottobre scorso durante il quarto plenum del partito che ha posto l’attenzione sulla Giustizia e sulla necessità di maggiore trasparenza e uguaglianza dei cittadini.

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