Crede a una bufala sul web ed entra armato in un locale: tragedia sfiorata

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Un fake girato sul web ha rischiato di trasformarsi nell’ennesimo episodio di violenza negli Stati Uniti. Un 28enne di Washington DC, infatti, si è presentato armato di fucile in una pizzeria del sobborgo di Chevy Chase, minacciando gli esterrefatti proprietari e ventilando accuse di presunta pedofilia. Un clamoroso errore che poteva costare davvero molto caro: le voci, infatti, altro non erano che una bufala circolata in rete, sorta poco prima le elezioni presidenziali americane e volta a screditare il ristorante in questione. Il giovane, però, deve aver preso molto sul serio tali illazioni, tanto da volerci vedere chiaro personalmente. A finire in manette, però, alla fine è stato lui.

La vicenda è l’inevitabile conseguenza del cosiddetto “pizza-gate”, la crociata diffamatoria contro il locale “Comet Ping Pong” portata avanti, già da qualche settimana, da una non meglio precisata sezione composta da alcuni esponenti della destra statunitense, in merito a presunti abusi nei confronti di bambini che si consumerebbero nei locali sotterranei della pizzeria. La bufala sarebbe nata da alcune delle mail rubate al direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton, John Podesta, nella quale si parlava, assieme al proprietario del locale, di una raccolta fondi e di alcune offerte promozionali di pizze e hot-dog. Qualcuno, però, ha utilizzato i brevi testi per montare un’assurda teoria del complotto, sostenendo la presenza di messaggi in codice, nascosti tra le righe, allo scopo di celare le fantomatiche attività pedofile, a sostegno della quale sarebbero stata coinvolta, assieme a Podesta, nientemeno che la stessa candidata democratica. Questa situazione non aveva mancato di causare più di qualche problema all’attività commerciale della pizzeria, comprese alcune minacce particolarmente esplicite. A nessuna di queste, però, aveva finora fatto seguito un atto concreto.

Ma questa è la forza del web: la capacità di contorcere (e distorcere) la realtà a proprio piacimento, influenzando gli utenti, chi più chi meno, nelle proprie scelte di vita. In questo caso, la scelta è stata quella di trasformarsi in un giustiziere e di punire i colpevoli delle odiose malefatte lette sulle piattaforme social. Il vero problema, al di là della falsità delle accuse, è il riscontro di quanto l’incidenza dell’universo telematico nella società contemporanea sia giunta ormai a livelli elevatissimi, arrivando a intaccare la sfera emotiva e decisionale delle persone, in particolar modo quelle di soggetti maggiormente predisposti a dar credito alla cosiddetta “post-verità”.

Sui gravi avvenimenti di Washington si è espresso lo stesso proprietario del locale, James Alefantis: “Quello che è successo dimostra che promuovere teorie cospiratorie false e sconsiderate porta conseguenze. Spero che le persone coinvolte nel fomentare queste fiamme si prendano un momento per riflettere sull’accaduto e smettano immediatamente di diffondere queste falsità”. Del resto, come ogni strumento estremamente potente, anche internet ha il suo lato oscuro. E a pensarci bene, al termine “virale non è che corrisponda un bel significato nei nostri vocabolari.